Caso Marco Vannini: Tutta la Verità!

La storia di Marco Vannini ha sconvolto e tenuto col fiato sospeso l’intera Italia. Oggi, dopo anni di indagini e dolore, finalmente si è arrivati alla verità. Giustizia per Marco è stata fatta. Ripercorriamo tutta la vicenda nei dettagli.

Quella del giovanissimo Marco Vannini è una storia di lacrime e dolore. Una vicenda che ha colpito una famiglia semplice, umile, come potrebbe essere la nostra. E’ il racconto di una disperazione, quella di due genitori che sono stati privati del loro unico figlio. Oggi, dopo anni di lungaggini processuali, indagini e ricerche, si è giunti finalmente alla verità. Marco può ora riposare in pace.

Marco Vannini aveva solo 20 anni quando è stato ucciso. Un colpo di pistola lo ha colpito nella casa di colei che si credeva fosse l’amore della sua vita, la fidanzata Martina. La tragedia si è consumata a Ladispoli, Roma, il 18 maggio 2015.

Caso Marco Vannini: la notte della morte

La tragedia di Marco Vannini si è consumata nella casa della sua fidanzata Martina, in una villetta di Ladispoli. La casa del misfatto che spesso abbiamo visto nei servizi televisivi e nelle foto di aule di tribunale è stata per 6 lunghi anni al centro di critiche e polemiche. E’ proprio in quella maledetta abitazione che la notte del 18 maggio 2015 esplose un colpo di pistola che ha portato via per sempre il giovane Marco. Quella casa in cui un tempo risuonavano voci allegre e risate, si è trasformata in un luogo di morte.

Caso Marco Vannini: la storia di Marco e Martina

Marco Vannini era l’unico figlio di Valerio Mannini e Marina Conte. Marco e Martina si conoscevano da tre anni. All’epoca il ragazzo studiava e lavorava come bagnino ed era conosciuto da tutti per il suo carattere positivo e sempre allegro. Descritto dai genitori come un figlio responsabile e amatissimo, Marco era la luce dei loro occhi. Martina invece è la seconda figlia di Antonio Ciontoli e Maria Pezzillo, nonchè sorella di Federico. Antonio Ciontoli era già al tempo un personaggio noto in città con una posizione di tutto rispetto: sottufficiale della Marina militare distaccato ai servizi segreti.

Caso Marco Vannini: la gelosia di Martina

Martina e Marco provenivano da mondi completamente diversi. Eppure il loro sembrava essere un amore grande. Mamma Marina però aveva sempre criticato l’eccessiva gelosia di Martina nei confronti di Marco. Descritta come ossessiva e possessiva, Martina controllava la vita del giovane romano imponendo ferree regole nel loro rapporto e vietandogli di uscire con amici o altre persone al di fuori di lei. Dopo tre anni però, le cose cominciarono a prendere una piega diversa.

Caso Marco Vannini: le prime crepe

Martina e Marco avevano tanti sogni nel cassetto. La giovane voleva diventare infermiera, il ragazzo invece pilota di Frecce tricolore. Per realizzare il suo sogno, Marco aveva chiesto aiuto a papà Ciontoli che lo aveva guidato nella preparazione della domanda per l’ammissione in Accademia. Martina però non era d’accordo. Non voleva che Marco diventasse anche lui un militare e per questo c’erano stati forti scontri tra di loro. Dopo tre anni di fidanzamento, la coppia cominciava a mostrare i primi segni di cedimento. I due giovani si erano prima lasciati per poi tornare insieme due settimane prima della tragica notte.

Caso Marco Vannini: i litigi

A creare crepe nel loro rapporto, ricorda mamma Marina, sarebbe stato proprio un episodio legato alla sua eventuale ammissione in Accademia. Marco infatti non era stato ammesso nonostante la domanda preparata dal suocero per un particolare banale: mancava un certificato. Dimenticanza o boicottaggio? Possibile che Ciontoli volesse accontentare la figlia facendo sì che il giovane fosse scartato dalla scuola militare? Dopo questa delusione, mamma Marina decide di intervenire e di chiedere aiuto a uno zio della famiglia Vannini per la preparazione della domanda. Ma Marco aveva anche lui i suoi dubbi sul suocero e allo zio confessò che temeva che Ciontoli avesse boicottato la sua domanda.

Caso Marco Vannini: la notte della tragedia

Il 17 maggio 2015, la famiglia Vannini si riunisce per una domenica da trascorrere in un casale di campagna a Bracciano. Martina viene a scoprire che Marco ha chiesto aiuto allo zio per preparare una nuova domanda di ammissione per l’accademia militare. La giovane abbandona il pranzo e scrive due messaggi a Marco nei quali chiede spiegazioni. La stessa sera, Marco è a casa di Martina. Nella villetta di Ladispoli ci sono Antonio Ciontoli, la moglie Maria, il figlio Federico e la sua fidanzata. I vicini dei Ciontoli riferiranno poi agli inquirenti di aver sentito delle discussioni e poi il rumore sordo di un colpo di pistola. Il colpo della Beretta calibro 9 di Ciontoli che ha colpito il giovane Marco.

Caso Marco Vannini: le bugie dei Ciontoli

Dopo lo sparo, la famiglia Ciontoli chiama il 118. Al telefono Antonio Ciontoli parla di uno scherzo, di un pettine che ha fatto un buchino sul braccio di Marco, di panico e pallori. Ci si consulta, si temporeggia e si cercano scuse credibili da rifilare ai sanitari. Intanto quella maledetta pallottola è arrivata al cuore di Marco che piange e urla dal dolore. Morirà al PIT qualche ora dopo. Con un intervento tempestivo, diranno poi i medici, Marco Vannini si sarebbe salvato. Il caso finisce a Chi l’ha visto. Si va in tribunale per omicidio. Audio sconcertanti con il 118 da parte della famiglia Ciontoli e le confessioni che organizzano di concerto da dire agli investigatori per salvarsi rappresentano un dolore ancora più atroce per mamma e papà Vannini. Antonio Ciontoli viene condanato a 15 anni in primo grado. Pene minori per gli altri componenti della sua famiglia. Ciontoli viene poi condannato a 5 anni con la sentenza in appello. Intervistato a Storie Maledette, Ciontoli che fino alla pronuncia delle sentenze era a piede libero, confessa il suo inferno. Dà la sua versione dei fatti e cerca di difendere sé stesso e la sua famiglia. Nel frattempo si attende la pronuncia della Cassazione che contro ogni previsione annulla la sentenza e rinvia a un nuovo processo per omicidio volontario.

Caso Marco Vannini: la condanna dei Ciontoli

Dopo anni di lungaggini e dolore familiare, Marco ha avuto giustizia. La sentenza definitiva è stata emessa e sono arrivate le condanne tanto attese dalla Famiglia Vannini che per anni ha combattuto per restituire quanto meno la dignità al figlio che gli hanno portato via.

Antonio Ciontoli è stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. La Corte D’Assise d’Appello ha condannato poi anche la moglie di Antonio Ciontoli, Maria, il figlio Federico e la sua fidanzata a 9 anni e quattro mesi di reclusione. Per loro il reato è concorso anomalo in omicidio volontario. Dopo la lettura della sentenza che cancella quella pronuncia precedente e vergognosa della Cassazione, la famiglia Vannini può finalmente dire di avercela fatta. Giustizia per Marco è stata ottenuta.

Voi avete seguito il caso? Cosa ne pensate? A voi i commenti.

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