Il TG5 rompe il silenzio e attacca Fabrizio Corona: tra accuse di menzogne e repliche social, ecco cosa sta succedendo davvero.
Dopo settimane di silenzi e mezze battute, Mediaset ha scelto di rompere il ghiaccio nel modo più diretto possibile: in prima serata e sul suo canale simbolo, Canale 5. È stato il TG5 delle 20 a dare voce ufficiale all’azienda, con Cesara Buonamici che, con tono solenne e sguardo deciso, ha letto in diretta il comunicato stampa diffuso poche ore prima dalla sede di Cologno Monzese.
Un’uscita forte e senza precedenti, pensata per rispondere – senza giri di parole – agli attacchi di Fabrizio Corona, che dal 15 dicembre ha dato il via al suo progetto di “inchiesta” online: Falsissimo – Il Prezzo del Successo. Nel format, l’ex paparazzo ha preso di mira Alfonso Signorini e altri volti noti di Mediaset, lanciando accuse pesanti e insinuazioni destabilizzanti.
Il comunicato aziendale parla chiaro: Mediaset smentisce “menzogne e falsità” e annuncia azioni concrete per difendere i propri professionisti da ciò che definisce una vera e propria macchina del fango.
Giornalisti e istituzioni scendono in campo
A rafforzare la posizione del colosso televisivo, è arrivato anche il sostegno delle principali istituzioni giornalistiche del Paese. Nel servizio del TG5 è stata letta una dichiarazione congiunta del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, e della segretaria generale della Federazione nazionale della stampa, Alessandra Costante.
Il messaggio è inequivocabile: “Non esiste un diritto a diffamare. Anche influencer e protagonisti del web devono rispondere alla legge”. Non solo, si chiede al Parlamento di intervenire per regolamentare con maggiore severità chi si improvvisa giornalista online, aggirando le regole e violando il principio costituzionale che tutela l’informazione come bene pubblico.
È un attacco durissimo al modus operandi di Corona, che da settimane cavalca l’onda del sensazionalismo per alimentare la visibilità della sua serie. Ma è anche un segnale chiaro: l’era del far west digitale potrebbe essere arrivata al capolinea.
Fabrizio Corona, però, non resta in silenzio. E, come da copione, sceglie Instagram per rispondere colpo su colpo. In una serie di storie pubblicate subito dopo il TG5, l’ex “re dei paparazzi” rilancia la sua versione: “Racconto quello che so, faccio inchieste su cose che ho vissuto. Lo faccio perché è un mio diritto”.
Non solo difesa, ma anche rivendicazione. Corona snocciola i numeri del suo ultimo episodio di Falsissimo, vantando oltre 3 milioni di visualizzazioni. “Voi mi attaccate, ma intanto la gente guarda e ascolta. Questo è giornalismo indipendente”, scrive, provocatorio come sempre.
Il confronto si trasforma così in un vero e proprio scontro tra due visioni dell’informazione: da una parte le istituzioni e la stampa ufficiale, dall’altra una narrazione alternativa che corre sul web, senza filtri né controlli editoriali.
Uno scontro che racconta molto più di un semplice caso
La vicenda tra Mediaset e Fabrizio Corona non è solo una faida mediatica. È lo specchio di una tensione più profonda tra informazione tradizionale e nuove forme di comunicazione digitale. Da un lato l’autorevolezza costruita su regole e codici deontologici, dall’altro la potenza virale dei social, dove chiunque può alzare la voce e raccontare “verità” alternative.
Personalmente, trovo che questa situazione apra un dibattito urgente e necessario: è giusto che chi fa “inchiesta” online possa muoversi senza alcun controllo? E dove finisce il diritto di cronaca, quando si trasforma in attacco personale o diffamazione?
In un’epoca dove la credibilità si gioca tra share e visualizzazioni, forse è arrivato il momento di fermarsi e riflettere su chi davvero ha il diritto – e il dovere – di informare.
E tu da che parte stai? Pensi che Corona stia facendo giornalismo o solo spettacolo? Lascia un commento e dicci la tua.
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