Chi è davvero Jacques Moretti? Dal nazionalismo corso a una vita tra Bentley e immobili in Svizzera: tutti i segreti dell’uomo dietro il bar esploso a Capodanno.
Un volto sconosciuto tra le montagne dorate di Crans-Montana, un passato burrascoso e troppe domande rimaste senza risposta. Jacques Moretti, titolare del bar Constellation, diventato tristemente noto dopo il devastante incendio scoppiato la notte di Capodanno, è una figura che fino a poco fa pochi conoscevano davvero. Ma ora, tra le ceneri del suo locale, iniziano a emergere dettagli inquietanti che disegnano il profilo di un uomo tanto schivo quanto controverso.
Moretti è un nome che a Crans-Montana suona quasi estraneo. Riservato, solitario e poco incline a legare con la comunità locale, il suo arrivo nella nota località svizzera è stato segnato da un lusso ostentato e un’integrazione pressoché nulla. Eppure, dietro questa apparente indifferenza, si cela una storia personale fatta di militanze, condanne e misteriose disponibilità economiche.
Dalla Corsica all’Alta Savoia: una traiettoria poco limpida
Nato nel 1976 a Ghisonaccia, sulla costa orientale della Corsica, Moretti cresce in un ambiente segnato da forti influenze indipendentiste. La madre appartiene a una famiglia legata alla causa nazionalista corsa e tre suoi zii risultano coinvolti in organizzazioni legate all’autonomia dell’isola. Uno di loro è stato addirittura parte di un partito considerato la facciata politica del Fronte di liberazione nazionale corso (FLNC), noto per le sue azioni armate.
Prima dei trent’anni si trasferisce nell’area ginevrina e nel 2004 figura in una società immobiliare con sede a Losanna, chiusa nel giro di un anno. In contemporanea gestisce affitti turistici in Alta Savoia, ma proprio da quelle attività emergeranno i primi guai giudiziari. Nel 2008 viene condannato dal tribunale di Annecy per favoreggiamento della prostituzione legato a fatti accaduti a Ginevra tre anni prima. La pena? Un anno di carcere, di cui quattro mesi da scontare, e l’interdizione a gestire società in Francia.
Dopo il carcere, Moretti torna nella sua Corsica, dove tenta la via dell’imprenditoria aprendo un locale notturno e un’impresa di pulizie. Tentativi di rilancio che si spengono nel 2014, con la chiusura di entrambe le attività. Ma proprio l’anno dopo, nel 2015, eccolo riapparire in Svizzera, questa volta nel Vallese. Ed è qui che inizia un nuovo capitolo, ancora più misterioso.
Lusso sfrenato e investimenti immobiliari senza spiegazioni
Nessun mutuo, nessun finanziamento. Eppure, Jacques Moretti riesce ad acquistare uno dopo l’altro numerosi immobili nella zona di Crans-Montana, compreso il bar Constellation, epicentro della tragedia di Capodanno. Secondo il portale “20 minutes”, gli acquisti si susseguono senza apparente difficoltà economica. Un residente racconta: «Ha una Bentley da oltre 300mila euro intestata al bar. Nessuno sa da dove arrivino i suoi soldi».
Il suo stile di vita attira gli sguardi e alimenta i sospetti. In un ambiente elegante ma attento, l’ostentazione di ricchezza e la totale mancanza di coinvolgimento con le aziende locali durante i lavori per il suo bar, non sono passati inosservati. Anzi, hanno sollevato malumori. «Molti lo hanno boicottato», dicono. Nonostante tutto, Moretti è rimasto lì, apparentemente immune alle critiche, fino alla notte che ha cambiato tutto.
Il mio punto di vista
La storia di Jacques Moretti sembra uscita da una serie TV, con tutti gli elementi del thriller: mistero, ricchezza improvvisa, un passato torbido e un presente che scotta. Ma qui non si tratta di finzione. C’è una tragedia vera, c’è una comunità sotto shock e ci sono domande che meritano risposte. È giusto che la giustizia faccia il suo corso, ma è altrettanto giusto chiedersi: come è possibile che una persona con precedenti simili sia riuscita ad avviare nuove attività senza alcun controllo?
La vicenda solleva interrogativi più ampi, su chi lasciamo entrare nelle nostre comunità e su quanto sappiamo davvero di chi ci vive accanto. Moretti è l’eccezione o il sintomo di qualcosa di più grande?
E voi cosa ne pensate? È giusto che il passato di una persona influisca così tanto sul giudizio pubblico? O ognuno merita una seconda possibilità?
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