Scopri a quanto ammonta davvero la pensione di Vittorio Feltri e perché continua a guadagnare anche dopo sessant’anni di carriera.
Vittorio Feltri non è solo un nome: è un’icona. Una figura che ha segnato profondamente il giornalismo italiano, a colpi di editoriali taglienti, titoli provocatori e interventi televisivi destinati a far discutere. Oggi, a oltre 80 anni, Feltri continua a dire la sua senza filtri, ma in molti si chiedono: a quanto ammonta davvero la sua pensione?
Partiamo dall’inizio. Feltri ha iniziato a scrivere quando molti suoi coetanei andavano ancora a scuola. Era il 1962 e da allora non ha mai smesso. Ha diretto quotidiani storici come Il Giornale e Libero, ha lanciato testate, firmato editoriali al vetriolo, partecipato a talk show e trasmissioni di punta. Una carriera che, dal punto di vista contributivo, vale oro.
E infatti, nonostante il giornalista non abbia mai rivelato ufficialmente la cifra della sua pensione, le stime più attendibili parlano chiaro: il suo assegno mensile potrebbe superare tranquillamente i 7000 o addirittura 8000 euro netti, grazie a una vita passata ai vertici dell’informazione e a un sistema previdenziale – quello retributivo – ormai scomparso per le nuove generazioni.
Non solo pensione: Feltri continua a guadagnare
Ma attenzione: quella pensione non è l’unica entrata dell’instancabile Feltri. Nonostante l’età, scrive ancora editoriali, partecipa a trasmissioni televisive, rilascia interviste e continua a firmare articoli con la sua inconfondibile impronta. Tutte attività che gli fruttano compensi aggiuntivi, mantenendo alto il suo tenore di vita.
E proprio questo gli permette, come spesso rivendica, di dire esattamente ciò che pensa, senza dover rispondere a nessuno. Una libertà che Feltri considera un privilegio, guadagnato sul campo, e che utilizza come un’arma retorica nei dibattiti pubblici. Del resto, la sua schiettezza è ormai leggendaria e, nel bene o nel male, è parte del personaggio che ha costruito in oltre sessant’anni di lavoro.
Non va dimenticato, inoltre, che Feltri appartiene a quella generazione di giornalisti che ha goduto del sistema pensionistico più vantaggioso d’Italia. Il cosiddetto “retributivo”, basato sugli ultimi stipendi percepiti, e non sui contributi versati durante tutta la carriera, come avviene oggi. In un’epoca in cui i direttori guadagnavano anche più di 300 mila euro all’anno, il risultato non può che essere un assegno pensionistico di tutto rispetto.
Una pensione che racconta un’epoca (ormai finita)
Il caso Feltri è emblematico di un tempo che non tornerà. Un’epoca in cui le carriere giornalistiche di successo venivano premiate non solo con prestigio e popolarità, ma anche con pensioni a cinque stelle. Oggi, chi entra nel mondo dell’informazione può solo sognare cifre simili, stretto com’è tra contratti precari, retribuzioni ridotte e un sistema pensionistico molto meno generoso.
Feltri, dal canto suo, non si nasconde dietro falsi pudori. Ha sempre difeso il proprio assegno come un diritto maturato, non come un privilegio. E anche su questo, come sempre, divide l’opinione pubblica.
La mia opinione
Il caso di Vittorio Feltri non è solo una questione economica, ma un simbolo generazionale. Da un lato, rappresenta ciò che era possibile in un’Italia dove il merito — o almeno il successo — veniva ricompensato con generosità. Dall’altro, mette in luce lo strappo tra passato e presente, tra chi ha potuto costruire carriere stabili e chi oggi, a parità di impegno, si scontra con un mercato del lavoro incerto e un futuro previdenziale nebuloso. Feltri incarna, nel bene e nel male, un sistema che ha premiato i grandi protagonisti dell’informazione, ma che oggi sembra lontanissimo dalla realtà dei giovani giornalisti.
E tu cosa ne pensi? È giusto che figure come Feltri godano ancora oggi di pensioni così alte? O sarebbe ora di rivedere il sistema per renderlo più equo per tutti? Scrivilo nei commenti!
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