Un viaggio tra nobiltà, tradimenti, malattie e rinascita: la straordinaria storia della moglie di Carlo Calenda che ha trasformato il dolore in forza.
Dietro ogni grande uomo, si dice, c’è una grande donna. Ma nel caso di Carlo Calenda, leader di Azione, accanto c’è una vera forza della natura: Violante Guidotti Bentivoglio, una donna che ha attraversato l’inferno ed è tornata indietro più forte di prima. Un nome doppio, un lignaggio nobile, ma soprattutto una storia personale che lascia il segno.
Violante nasce a Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena, nel 1973. Il suo cognome parla di una storia importante, ma lei ha scelto di scrivere la propria. Dopo gli studi in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, si è fatta strada come manager, con determinazione e grinta, costruendo un percorso professionale ben lontano dalle rendite di posizione. La sua è una vita intensa, fatta di scelte, sfide e… rinascite.
Un amore lungo una vita (e qualche scossone)
L’amore con Carlo Calenda nasce tra i banchi universitari. Lei ha appena 18 anni, lui poco più grande. Un colpo di fulmine che si trasforma in una storia solida e duratura, fatta di tre figli, complicità e qualche scivolone.
Proprio Calenda, nel 2024 ospite di Un giorno da pecora, ha raccontato pubblicamente un retroscena inedito: “Una volta l’ho tradita, ma non eravamo ancora sposati. Lavoravo alla Ferrari. Lei lo scoprì e mi spedì uno scatolone con tutti i regali che le avevo fatto… distrutti.” Una vendetta creativa, degna di un film. Ma la storia non finisce lì. Anzi, si ribalta: anche Violante lo ha tradito, una sola volta, e proprio quella ferita ha fatto scattare la proposta di matrimonio. “Sono tornato in ginocchio – ha detto Calenda – Sapevo che era la donna della mia vita”. E così, nonostante le tempeste, sono ancora lì. Uniti da 32 anni.
La malattia, il dolore, la rinascita
Nel 2017, la vita di Violante cambia radicalmente. Una diagnosi che arriva come un fulmine a ciel sereno: leucemia e tumore al seno, nello stesso momento. Un doppio colpo durissimo. I segnali c’erano – dolori alle ossa, mal di testa ricorrenti – ma come spesso accade, la quotidianità e la sottovalutazione li hanno messi a tacere.
Inizia così un lungo viaggio attraverso ospedali, chemio, operazioni e radioterapia. Un percorso che avrebbe messo in ginocchio chiunque, ma che lei affronta con coraggio e dignità. Quando tutto sembrava finito, ecco il colpo di scena: la leucemia torna. È necessario un trapianto di midollo. E qui entra in scena un giovane donatore, un ragazzo di 20 anni che le salva la vita.
Violante non l’ha mai incontrato, ma ogni anno gli scrive una lettera. È un legame invisibile e profondo: “Gli racconto cosa mi ha portato l’anno. Senza di lui, probabilmente sarei ancora lì ad aspettare”.
Questa esperienza devastante ha acceso in lei un fuoco nuovo: oggi è una voce forte nella lotta contro il tumore al seno. Si batte per la prevenzione, per l’informazione, per non lasciare nessuno solo davanti alla malattia.
La mia opinione? Una donna che è molto più di una “moglie di”
Violante Guidotti Bentivoglio non è semplicemente la consorte di un politico noto. È una donna che ha affrontato i fantasmi della malattia, le crepe di un amore reale, e che ha trasformato ogni ferita in uno strumento per aiutare gli altri. La sua storia merita di essere raccontata e ascoltata perché parla di forza, di autenticità, di amore che resiste anche alle ombre.
E voi, cosa ne pensate di questa storia così intensa e piena di colpi di scena? Vi ha colpito la forza di Violante?
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