Il caso Michelle Comi continua a far discutere dopo le rivelazioni de Le Iene sull’adozione a distanza del piccolo Momo e sulla vicenda dell’auto vandalizzata. Il Codacons ha presentato una denuncia alla Procura di Milano e chiesto controlli alla Guardia di Finanza sui flussi economici legati all’attività social dell’influencer.
Quella che fino a pochi mesi fa sembrava soltanto una delle tante polemiche nate sui social si è trasformata in una vicenda molto più seria. Michelle Comi, influencer spesso al centro di discussioni per dichiarazioni considerate offensive e provocatorie, è ora finita sotto la lente del Codacons dopo alcuni servizi trasmessi da Le Iene.
L’associazione dei consumatori ha infatti annunciato di aver presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano e un esposto alla Guardia di Finanza. Alla base dell’iniziativa ci sarebbero diversi aspetti emersi durante le inchieste televisive dedicate all’influencer, in particolare la vicenda dell’adozione a distanza del piccolo Momo e alcune presunte messinscene create per generare visibilità online.
La vicenda dell’adozione a distanza di Momo
Tutto è iniziato quando Michelle Comi ha raccontato sui social di aver “adottato” un bambino senegalese di nome Momo. Nel video pubblicato online, l’influencer spiegava di voler offrire al bambino “un’esperienza da bambino ricco”, sostenendo di non voler semplicemente contribuire alle spese scolastiche o alimentari.
Le sue parole avevano immediatamente attirato l’attenzione del pubblico. Da una parte c’era chi sosteneva il gesto solidale, dall’altra chi criticava il modo in cui la vicenda veniva raccontata sui social, giudicandolo eccessivamente spettacolarizzato.
Le polemiche sono aumentate ulteriormente quando Le Iene hanno deciso di approfondire il caso con un servizio realizzato da Gaston Zama.
Le Iene scoprono dettagli controversi
Durante l’inchiesta televisiva sono emersi particolari che hanno alimentato nuovi dubbi sulla gestione dell’intera storia. Secondo quanto raccontato nel programma, non esisterebbe alcuna associazione ufficiale a fare da intermediario nell’adozione a distanza.
Il servizio sostiene inoltre che il contributo economico inviato al piccolo Momo sarebbe stato molto inferiore rispetto all’immagine mostrata online. Si parla infatti di circa 200 o 300 euro inviati al bambino, oltre ad alcuni accessori firmati utilizzati soprattutto per creare contenuti social.
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio questi oggetti di lusso. Un inviato del programma si è recato nel villaggio di Momo in Senegal e ha raccolto la testimonianza del padre del bambino. Secondo il racconto, lo zaino e il cappellino Louis Vuitton mostrati nei video sarebbero stati portati sul posto soltanto per girare i contenuti social e poi riportati indietro in Italia.
Una ricostruzione che ha contribuito ad aumentare l’indignazione online e che adesso potrebbe avere conseguenze anche sul piano giudiziario.
Il caso dell’auto vandalizzata
Come se non bastasse, durante un’altra intervista realizzata da Le Iene è emerso anche il caso dell’auto vandalizzata di Michelle Comi.
Per mesi l’episodio era stato presentato come una presunta vendetta contro l’influencer dopo alcune sue dichiarazioni considerate offensive nei confronti del Sud Italia e dei meridionali. Tuttavia, nel corso del servizio, un membro del suo entourage avrebbe ammesso di aver orchestrato personalmente il danneggiamento dell’auto.
La rivelazione più sorprendente riguarda il fatto che Michelle Comi sarebbe stata al corrente della messinscena. L’influencer ha dichiarato di sapere tutto, pur sostenendo di non essere stata d’accordo con l’iniziativa.
Anche questo episodio è finito nel mirino del Codacons, che ora chiede accertamenti per verificare eventuali responsabilità.
La denuncia del Codacons
Con un comunicato ufficiale, il Codacons ha spiegato di aver deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere approfondimenti sulle condotte dell’influencer.
Secondo l’associazione, alcuni comportamenti mostrati online potrebbero essere stati costruiti artificialmente per ottenere maggiore visibilità e vantaggi economici attraverso i social network.
Nel comunicato si legge infatti che le autorità dovranno verificare “se tali condotte possano integrare gli estremi di reato”, con particolare attenzione alla possibile ipotesi di truffa.
Il Codacons ha inoltre presentato un esposto alla Guardia di Finanza per chiedere controlli economico-finanziari sulla società riconducibile all’influencer e sui flussi di denaro legati alla sua attività online.
L’intervento della Guardia di Finanza
L’associazione guidata dall’avvocato Carlo Rienzi ha chiesto verifiche specifiche anche sulle eventuali iniziative benefiche promosse attraverso i social.
Secondo quanto riportato nel comunicato, se alcune attività fossero state presentate in maniera non corrispondente alla realtà, potrebbero configurarsi “gravi forme di inganno nei confronti del pubblico”.
Al momento non risultano accuse formalmente accertate nei confronti di Michelle Comi, ma la richiesta del Codacons punta proprio a fare chiarezza sulla vicenda.
A intervenire pubblicamente è stato anche l’avvocato Vincenzo Rienzi, figlio di Carlo Rienzi, che ha precisato come l’obiettivo non sia quello di condannare preventivamente qualcuno, ma di chiedere verifiche approfondite sulle condotte emerse.
Michelle Comi prova a difendersi
Dopo la messa in onda dei primi servizi, Michelle Comi ha cercato di replicare alle accuse intervenendo durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, condotta da Giuseppe Cruciani.
L’influencer ha sostenuto di non aver mai parlato di una vera e propria adozione ufficiale tramite associazioni. Ha inoltre ribadito di aver aiutato economicamente il piccolo Momo con somme superiori rispetto a quelle raccontate nel servizio televisivo.
Secondo la sua versione, il bambino avrebbe ricevuto soldi, cibo e diversi regali.
Tuttavia, le dichiarazioni dell’inviato de Le Iene e della famiglia del bambino hanno continuato ad alimentare dubbi e polemiche sui social.
Una vicenda ancora aperta
La situazione, almeno per il momento, resta in piena evoluzione. Tra servizi televisivi, diffide legali, polemiche social, denuncia del Codacons ed esposto alla Guardia di Finanza, il caso Michelle Comi sembra destinato a far discutere ancora a lungo.
La vicenda ha anche riacceso il dibattito sul rapporto tra influencer, beneficenza e costruzione dei contenuti online. Molti utenti si chiedono infatti fino a che punto sia lecito trasformare temi delicati come la solidarietà in strumenti per aumentare engagement e visibilità.
Allo stesso tempo, resta centrale il tema della responsabilità comunicativa di chi possiede un grande seguito sui social network.
Per ora Michelle Comi non ha rilasciato ulteriori commenti ufficiali dopo l’intervento del Codacons. Saranno eventualmente le autorità competenti a stabilire se esistano o meno profili di rilevanza penale nella vicenda.
Voi cosa ne pensate di questa storia? Secondo voi si tratta solo di una polemica social o ci sono aspetti che meritano davvero approfondimenti? Scrivetelo nei commenti.
