Il Santo Ben racconta cosa sarebbe accaduto dietro le quinte di Falsissimo, il progetto di Fabrizio Corona. Al centro delle sue dichiarazioni ci sono presunti audio costruiti, conversazioni tagliate, chat ricreate graficamente e un archivio di 20 terabyte che sostiene di aver conservato durante la collaborazione. Nel racconto compaiono anche Lamine Yamal, Fedez, Belen Rodriguez e Alfonso Signorini. Giusy analizza le accuse, le situazioni più controverse e gli aspetti ancora da verificare. Una vicenda che riapre il dibattito sul confine tra informazione e spettacolo.
Per anni Fabrizio Corona ha costruito una parte importante della propria immagine pubblica attorno a un concetto preciso: raccontare ciò che gli altri non avrebbero il coraggio di dire. Un personaggio divisivo, capace di attirare milioni di visualizzazioni attraverso rivelazioni, provocazioni e racconti sul mondo dello spettacolo, del calcio e della televisione.
Ora, però, a mettere in discussione il funzionamento del suo progetto digitale è una persona che sostiene di aver contribuito direttamente alla sua crescita.
Si tratta di Ben, conosciuto come il Santo Ben, presentato come uno degli artefici della strategia digitale di Falsissimo.
Nel materiale diffuso e ricostruito nella fonte, Ben muove accuse pesanti nei confronti di Corona. Parla di contenuti preparati da altri, registrazioni manipolate, ricostruzioni presentate al pubblico come autentiche e problemi economici che sarebbero rimasti nascosti dietro l’immagine di un’attività estremamente redditizia.
È necessario chiarire un punto: si tratta di dichiarazioni e contestazioni attribuite a Ben, non di fatti tutti indipendentemente accertati. La documentazione originale, le eventuali repliche delle persone coinvolte e gli sviluppi giudiziari sono indispensabili per stabilire quanto di questa ricostruzione sia dimostrabile.
Il 20 ottobre e la scelta di parlare pubblicamente
Secondo la ricostruzione fornita, il momento scelto per rendere pubbliche queste accuse coincide con il 20 ottobre, giorno indicato come centrale nella controversia giudiziaria tra Fabrizio Corona e Mediaset a Milano.
Ben avrebbe deciso di intervenire proprio mentre l’attenzione dei giornalisti era concentrata sull’ex fotografo.
La scelta non sarebbe stata casuale.
Nella sua versione, Ben racconta di aver inizialmente guardato a Corona con ammirazione, considerandolo un personaggio capace di ricostruire la propria presenza mediatica dopo numerose difficoltà.
Con il passare del tempo, tuttavia, quel rapporto si sarebbe deteriorato.
Ben sostiene di aver iniziato a conservare registrazioni delle conversazioni e delle riunioni proprio per tutelarsi da possibili controversie.
Una decisione che, stando al suo racconto, avrebbe portato alla creazione di un archivio particolarmente consistente.
Chi lavorava realmente dietro Falsissimo?
Il ruolo degli autori e della squadra di produzione
Uno degli aspetti più significativi delle dichiarazioni di Ben riguarda la produzione dei contenuti.
L’immagine pubblica di Corona è spesso quella di un narratore che affronta direttamente la telecamera, espone documenti, racconta vicende e collega personaggi apparentemente distanti.
Ma quanto di questo lavoro sarebbe stato effettivamente realizzato da lui?
Secondo Ben, dietro numerose puntate esisteva una struttura organizzativa precisa, con autori e collaboratori incaricati di preparare materiali, testi e contenuti.
Tra questi viene citato Feffo, indicato come autore dei copioni, soprattutto per gli argomenti calcistici.
Ben sostiene che Corona utilizzasse questi testi durante le registrazioni, interpretando davanti alla telecamera un racconto già costruito.
La presenza di autori, naturalmente, non rappresenta di per sé una scorrettezza: è una pratica comune nella produzione televisiva e digitale. La questione sollevata da Ben riguarda piuttosto la distanza tra l’immagine di spontaneità proposta al pubblico e l’organizzazione che, secondo lui, si trovava dietro le puntate.
Nella ricostruzione compaiono anche Cristian Contessa, collaboratore storico di Corona, e Massimo Cappello, descritto come figura di riferimento del suo entourage.
Ben contesta inoltre l’efficienza economica di questa organizzazione, sostenendo che alcune spese incidessero negativamente sulla sostenibilità del progetto.
Il caso di Amanda e le versioni contrastanti
Un episodio citato riguarda Amanda, indicata come fidanzata del fratello di Corona.
Secondo Ben, durante una comunicazione pubblica sarebbe stata presentata come una persona licenziata, mentre in realtà avrebbe deciso autonomamente di allontanarsi.
Anche in questo caso, la discrepanza viene raccontata dal collaboratore e richiederebbe il confronto con le dichiarazioni delle persone direttamente interessate.
Come sarebbe cresciuto il business di Falsissimo
Dalle prime visualizzazioni a un progetto economicamente rilevante
Ben rivendica un ruolo decisivo nello sviluppo digitale del canale.
Secondo il suo racconto, quando avrebbe iniziato a occuparsene, il progetto si trovava in una fase poco redditizia, con circa 80.000 visualizzazioni e senza una monetizzazione significativa.
Attraverso una strategia concentrata su algoritmi, distribuzione dei contenuti e rendimento delle pubblicazioni, il canale sarebbe diventato una realtà capace di generare entrate molto elevate.
Ben parla addirittura di milioni di euro, senza che nel materiale fornito siano presenti rendiconti verificabili che permettano di confermare le cifre.
La sua ricostruzione propone quindi una distinzione: da una parte Corona come volto pubblico, dall’altra una squadra incaricata di organizzare e valorizzare commercialmente i contenuti.
Ma il passaggio più delicato delle accuse non riguarda il successo economico.
Riguarda il modo in cui alcune storie sarebbero state preparate e presentate agli spettatori.
Le accuse sugli audio e sulle chat: i casi più controversi
Lamine Yamal e il presunto messaggio vocale costruito
Uno degli episodi chiamati in causa riguarda il calciatore Lamine Yamal.
Secondo Ben, per una puntata di Falsissimo sarebbe stato utilizzato un messaggio vocale recitato da Carolina Rossi, collaboratrice incaricata della raccolta di informazioni.
L’audio, stando alla contestazione, sarebbe stato preparato per simulare dichiarazioni personali attribuibili a una ragazza coinvolta nel racconto.
Ben sostiene che il materiale sarebbe stato successivamente modificato attraverso il montaggio e inserito nella puntata.
Se confermata, una simile ricostruzione solleverebbe interrogativi importanti sulla trasparenza verso il pubblico e sulla tutela delle persone chiamate in causa.
Al momento, però, la fonte disponibile riporta la versione accusatoria di Ben, non una verifica tecnica indipendente del file audio.
Fedez e il problema delle conversazioni decontestualizzate
Un’altra contestazione riguarda Fedez.
Secondo Ben, alcune conversazioni utilizzate nei contenuti di Corona sarebbero state tagliate e riorganizzate, con il rischio di alterare il significato delle frasi originali.
È un tema particolarmente delicato nel giornalismo digitale.
Una registrazione può contenere parole realmente pronunciate, ma il modo in cui viene selezionata e montata può cambiare radicalmente la percezione di ciò che è accaduto.
Per valutare queste accuse sarebbe necessario confrontare le versioni integrali delle conversazioni con quelle effettivamente pubblicate.
Belen Rodriguez e le chat ricostruite graficamente
Nel racconto di Ben compare anche Belen Rodriguez, legata sentimentalmente a Corona in passato.
Il collaboratore sostiene che, per alcuni contenuti riguardanti la showgirl, sarebbero state realizzate ricostruzioni grafiche di conversazioni, con un aspetto simile alle interfacce dei vecchi iPhone.
Il problema, secondo l’accusa, sarebbe l’eventuale presentazione di queste immagini come documenti autentici anziché come semplici rappresentazioni illustrative.
Anche qui occorre distinguere tra la ricostruzione grafica, che può avere usi legittimi, e la simulazione ingannevole di una prova.
Alfonso Signorini, Mediaset e il racconto sulle testimonianze contestate
Le dichiarazioni attribuite a Vito Coppola
La parte più delicata della vicenda riguarda i contenuti di Falsissimo relativi ad Alfonso Signorini e alle presunte molestie nell’ambiente Mediaset.
Secondo Ben, Corona avrebbe coinvolto Vito Coppola e un altro soggetto indicato come Antonio, raccogliendo dichiarazioni che lo stesso Ben giudica inattendibili.
Nella ricostruzione, Antonio avrebbe manifestato dubbi sulla credibilità del materiale e sui possibili rischi derivanti dalla diffusione di affermazioni non verificate.
Ben sostiene inoltre che alcune risposte di Coppola sarebbero state suggerite durante la registrazione, invece di essere raccolte come dichiarazioni spontanee.
Si tratta di un’accusa particolarmente grave, perché mette in discussione non soltanto il contenuto delle testimonianze, ma anche le modalità della loro produzione.
La fonte riferisce inoltre di una denuncia penale che Coppola avrebbe presentato contro Corona.
Non essendo disponibili in questo materiale gli atti giudiziari, non è possibile confermarne autonomamente il deposito, il contenuto o l’eventuale esito.
È altrettanto importante sottolineare che le accuse originarie rivolte a Signorini e le contestazioni mosse da Ben nei confronti di Corona sono questioni distinte, da valutare separatamente.
I dubbi sui conti e le promesse di nuove inchieste
Le difficoltà economiche raccontate da Ben
Un ulteriore capitolo riguarda la situazione finanziaria.
Ben descrive un contrasto tra l’immagine di successo economico mostrata pubblicamente da Corona e una realtà che, a suo dire, sarebbe stata caratterizzata da debiti e pagamenti arretrati.
Tra gli elementi citati compaiono presunte esposizioni verso l’Agenzia delle Entrate e compensi non corrisposti ad alcuni collaboratori.
Viene menzionato anche un doppiatore che, secondo la ricostruzione, sarebbe rimasto in attesa di un pagamento per oltre un anno.
Non sono però allegati bilanci, documenti fiscali o contratti che permettano di stabilire l’effettiva entità delle somme.
Per questo sarebbe scorretto trasformare le affermazioni di Ben in una certificazione della situazione patrimoniale di Corona.
Garlasco, Gaza e le inchieste annunciate
Ben contesta anche la distanza tra alcuni annunci pubblici e il lavoro effettivamente svolto.
Tra gli esempi riportati figurano il caso di Garlasco, i contenuti sulla guerra a Gaza e alcune dichiarazioni relative al mondo del calcio, con riferimenti a Claudio Lotito e Giuseppe Marotta.
Secondo Ben, in alcuni casi l’attività investigativa sarebbe stata molto meno approfondita di quanto lasciato intendere agli spettatori.
Per Gaza, in particolare, sostiene che sarebbero stati acquistati filmati da un reporter esterno anziché realizzati direttamente sul campo.
L’utilizzo di materiali prodotti da collaboratori esterni non è di per sé scorretto. Diventa rilevante, sul piano della trasparenza, capire come tali materiali siano stati presentati e attribuiti.
L’archivio da 20 Terabyte: cosa sostiene di possedere il Santo Ben
Registrazioni, conversazioni e documenti
Il punto più sorprendente del racconto riguarda un archivio digitale che Ben sostiene di aver accumulato durante la collaborazione.
La dimensione dichiarata è di circa 20 Terabyte.
Secondo la sua versione, conterrebbe registrazioni di telefonate, videochiamate, riunioni e conversazioni private, oltre a materiali relativi all’attività di Corona.
Ben afferma di aver conservato questa documentazione come forma di protezione personale.
Il materiale sarebbe custodito su diversi dispositivi di archiviazione all’interno di una cassetta di sicurezza.
Tuttavia, la quantità dichiarata di dati non dimostra automaticamente né la loro autenticità né la rilevanza delle informazioni contenute.
Sarebbero necessarie verifiche sulla provenienza, sull’integrità e sulle modalità di acquisizione delle registrazioni, anche alla luce delle norme sulla riservatezza.
La strategia mediatica del 20 ottobre
La ricostruzione attribuisce a Ben anche una precisa strategia di pubblicazione.
Nel giorno in cui Corona si trovava al centro dell’attenzione per la controversia con Mediaset, Ben avrebbe organizzato la presenza di operatori e giornalisti per documentarne la reazione.
L’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di rendere pubbliche le contestazioni in un momento di massima esposizione mediatica.
Una scelta che evidenzia quanto questa vicenda si sviluppi non soltanto sul terreno delle dichiarazioni, ma anche su quello della comunicazione e del controllo dell’attenzione pubblica.
Fabrizio Corona e Falsissimo: quali domande restano aperte?
Il racconto del Santo Ben mette sul tavolo questioni importanti: la responsabilità degli autori, la trasparenza delle ricostruzioni, il confine tra montaggio narrativo e alterazione dei fatti, il rapporto tra giornalismo e spettacolo.
Ma per comprendere realmente che cosa sia successo dietro Falsissimo non basta ascoltare una sola versione.
Servono documenti originali, riscontri indipendenti e la possibilità per tutte le persone chiamate in causa di rispondere alle contestazioni.
La vicenda mostra quanto sia diventato complesso distinguere tra informazione, intrattenimento e conflitto personale nell’ecosistema digitale.
E proprio per questo il pubblico dovrebbe poter conoscere non soltanto le accuse più clamorose, ma anche le prove che eventualmente le sostengono.
Il caso Corona-Ben, al di là degli sviluppi futuri, solleva una domanda fondamentale: quanto possiamo fidarci di una notizia quando non conosciamo il modo in cui è stata costruita?
